Fuffaguru
e truffe.
Quando hai perso, arriva sempre qualcuno con la soluzione pronta. Ecco come riconoscerlo, senza fare nomi.
Due cose diverse.
Il fuffaguru
Vende corsi, segnali, gruppi a pagamento, copy trading o uno stile di vita da trader che vince sempre. Spesso lo fa in modo legale. Il problema è un altro: vende la speranza di rifarsi, e così può tenerti dentro il trading anche quando ti fa male.
La truffa
È un reato. Finti broker, finte piattaforme, finti recuperatori di fondi: i soldi che versi non vengono investiti, e di solito non tornano indietro. Spesso si presenta come una piattaforma vera, professionale e convincente.
Da fuori non è sempre facile distinguerli. Per questo, prima di dare soldi a chiunque, si controlla. In questa pagina non facciamo nomi: ti spieghiamo i meccanismi, così li riconosci da te.
Come riconoscerli.
- Guadagni garantiti
- «Rendita sicura», «rischio zero», «guadagni costanti ogni mese». Nessun investimento serio può garantirli: anche la Polizia Postale ricorda che non esiste il rischio zero.
- Screenshot di guadagni
- Uno screenshot mostra un momento scelto, non il risultato complessivo. Si può ritagliare o ricavare da un conto di prova, e non ti dice quanto ha perso chi segue quel metodo.
- La fretta
- «Ultimi posti», «solo fino a stasera», «il mercato non aspetta». La fretta rende più difficile pensare con calma. Anche l'autorità europea dei mercati chiede a chi promuove investimenti di non mettere pressione.
- Il lusso in vetrina
- Auto, viaggi, orologi, la vita da trader che ce l'ha fatta. Uno stile di vita è un'immagine, non un bilancio: non prova che il metodo funzioni.
- Il segreto
- «Il metodo che le banche non vogliono farti conoscere». Un segreto che si vende a chiunque paghi, di solito, non è un segreto.
- «Scrivimi in privato»
- Qualcuno che ti dice cosa comprare e quando, specie in chat o gruppi riservati. Secondo l'autorità europea dei mercati, dire alle persone cosa comprare o vendere può essere consulenza sugli investimenti, che richiede un'autorizzazione.
Fonti: Polizia Postale, trading online: cosa fare · ESMA, consigli ai finfluencer (in inglese, PDF).
Chi guadagna, se tu perdi?
C'è il corso, l'abbonamento ai segnali, il gruppo esclusivo. A volte, però, c'è anche un altro guadagno, di cui si parla meno: chi porta nuovi clienti a una piattaforma riceve un compenso dalla piattaforma stessa. Sono i programmi di affiliazione.
- Il compenso può scattare quando ti iscrivi, quando versi soldi, oppure in base a quanto operi.
- Quando dipende da quanto operi, chi ti ha portato lì ha interesse che tu continui a operare, anche se stai perdendo.
- Questi programmi non sono illegali di per sé. Però cambiano il senso del consiglio: chi ti consiglia una piattaforma può ricevere un compenso che non dipende da come vanno i tuoi conti.
L'autorità europea dei mercati (ESMA) chiede a chi promuove prodotti finanziari di dire in modo chiaro se riceve soldi, regali o altri vantaggi per farlo (scheda ESMA sui finfluencer, in inglese). Se non lo dice, puoi chiederlo tu: «Ci guadagni qualcosa se apro il conto lì?»
Prima di dare soldi, controlla.
Vale per chiunque ti chieda soldi da investire o ti faccia aprire un conto. Non ti diciamo dove investire: ti diciamo come capire se chi te lo chiede può farlo per legge.
- Chiedi nome esatto, sede e numero di autorizzazione. Se le risposte sono vaghe, è già un segnale.
- Cercalo negli elenchi ufficiali: le imprese di investimento della CONSOB (dalla pagina Occhio alle truffe trovi anche quelle straniere) e gli albi della Banca d'Italia.
- Guarda se è già stato segnalato: gli avvisi ai risparmiatori e gli ordini di oscuramento dei siti abusivi della CONSOB.
- Prenditi tempo. La CONSOB lo scrive chiaro: se non hai informazioni chiare e complete, non avere fretta di investire.
Attenzione: non comparire tra gli avvisi non vuol dire essere a posto. E trovare il nome negli elenchi non basta: a volte chi truffa usa il nome di una società vera. Controlla che sito, indirizzo e contatti coincidano con quelli ufficiali.
«Ho già pagato.»
Hai pagato e temi che sia una truffa? Non vergognarti: succede anche a persone attente e preparate, perché le truffe sono costruite per sembrare vere. La Polizia Postale lo dice così: niente timore né vergogna, denuncia subito.
- Non versare altro. Nemmeno se ti chiedono una «tassa di sblocco» o delle commissioni per farti prelevare: è uno dei passaggi tipici della truffa, descritto dalla Polizia Postale.
- Chiama subito la tua banca. Chiedi di bloccare carte e pagamenti verso quel soggetto e se c'è modo di contestare o fermare qualcosa. Non è garantito, ma prima ti muovi e meglio è.
- Denuncia a un ufficio di Polizia o dei Carabinieri. Sul sito della Polizia Postale, commissariatodips.it, trovi come difenderti e la segnalazione online, che però non sostituisce la denuncia.
- Segnala alla CONSOB con il modulo per gli esposti. La CONSOB non può recuperare i soldi per te.
- Conserva tutto: chat, email, ricevute dei pagamenti, indirizzi dei siti, numeri di telefono. Non cancellare nulla.
Se a qualcuno hai dato le tue password, o gli hai fatto installare un programma per controllare il tuo computer o il telefono, cambia subito le password e fatti aiutare a mettere in sicurezza i dispositivi.
Attenzione a chi si offre di recuperare i soldi.
Dopo una truffa, spesso ne arriva una seconda. Ti contattano false società o falsi studi legali, che si spacciano per tali: dicono di poterti far riavere tutto, ma prima chiedono un anticipo, una commissione, una tassa. Di solito quei soldi non tornano indietro. Lo descrive la Polizia Postale, e anche la CONSOB invita a diffidare di chi promette il recupero del denaro investito.
- Per provare a recuperare qualcosa, il primo passo è la denuncia, non pagare chi ti contatta con una promessa.
- Se vuoi un avvocato, sceglilo tu e verifica che sia iscritto all'albo del suo Ordine. Un avvocato vero può chiederti un compenso e un acconto, ma lo mette per iscritto e non ti garantisce il risultato. Sono sospetti la garanzia di recupero, il pagamento in anticipo di una "tassa" o "commissione di sblocco", un contatto non richiesto da chi ha già i tuoi dati.
Il corso per rifarsi.
«Con il metodo giusto recupero tutto.»
Dopo una perdita, un corso, un abbonamento ai segnali o un gruppo esclusivo possono sembrare la via d'uscita. Spesso è lo stesso pensiero di sempre, «domani recupero», con un'etichetta più seria. Il bisogno di rifarsi delle perdite è uno dei segnali del trading compulsivo: se ti ci riconosci, vale la pena fermarsi un momento.